Con i genitori contro ogni imposizione, gender compreso.

numero verde regione lombardia

numero verde regione lombardiaSi va definendo gradualmente quello che sarà l’ambito operativo dello “Sportello famiglia” voluto dalla Regione Lombardia e che prevede l’attivazione di un numero verde per ricevere segnalazioni sia su episodi di bullismo sia su controverse attività educative svolte nelle scuole. Dopo le polemiche delle settimane scorse, sollevate dalle forze politiche e dalle associazioni che sostengono l’agenda Lgbt (che si erano scagliate contro l’iniziativa parlando sbrigativamente di “call center anti-gender”, ammettendo quindi in modo implicito l’esistenza della relativa ideologia), prende così forma un servizio a tutela del primato educativo dei genitori, riconosciuto dall’articolo 30 della Costituzione, e che sarà operativo a partire da settembre.

Il servizio, come ha spiegato Cristina Cappellini, l’assessore regionale lombardo alle Culture, identitàe autonomie, «nasce dalla volontà di rispondere alle richieste arrivate soprattutto in questi ultimi due anni da coloro che, come noi, hanno a cuore la difesa della famiglia naturale, dei diritti dei bambini e del principio di libertà di educazione in capo alle famiglie». Un tema caldo, specialmente in questi giorni in cui si attende ancora che il ministero dell’Istruzione renda note le linee guida sull’applicazione del comma 16 della cosiddetta “Buona scuola” (il Miur si era inizialmente impegnato a comunicarle alle associazioni dei genitori già per il 5 luglio), che sulla base di una delle bozze circolate introdurrebbero di fatto la teoria gender in tutte le scuole, presentandola sotto le false spoglie di «educazione alla parità tra i sessi, prevenzione della violenza di genere e di tutte le discriminazioni».

Questo tipo di servizio regionale potrà quindi essere un aiuto valido per i genitori che voglionotrasmettere ai propri figli il valore della famiglia naturale e segnalare situazioni di disagio per bambini e ragazzi. Lo sportello sarà gestito dall’Associazione italiana genitori (Age), che ha vinto il bando della Regione Lombardia grazie a un progetto accolto favorevolmente dalla commissione tecnica. La Nuova BQ ha intervistato il presidente provinciale di Age Milano, Giuseppe Angelillo, che ha seguito le varie fasi di stesura e presentazione del progetto.

L’Age ha vinto il bando per gestire lo “Sportello famiglia” voluto dalla Regione Lombardia. Quali sono i punti principali del vostro progetto?

«Il nostro servizio sarà incentrato su attività di counseling, per rispondere alle richieste che arriveranno attraverso i canali predisposti dalla Regione. Non potendo conoscere in anticipo la tipologia di queste richieste, abbiamo ipotizzato un ampio spettro orientato ad approfondire le tematiche esposte, fornire riferimenti normativi relativi ai problemi posti, indicare enti pubblici o privati a cui rivolgersi per trovare risposte adeguate, conoscere e capire i contenuti delle attività curriculari ed extracurriculari che vengono proposti nelle scuole».

Quali professionalità saranno coinvolte?

«Questo servizio di counseling sarà garantito da professionisti in grado di svolgere un primo dialogo con la famiglia per focalizzare il problema posto. Un’equipe di esperti di varie discipline – legali, medici, pedagogisti, psicologi, eccetera – subentrerà successivamente per offrire un valido aiuto alla famiglia nelle azioni concrete che suggeriremo di fare».

Per predisporre il progetto che ha vinto il bando, l’Age ha collaborato con altre associazioni?

«Alcune realtà associative con cui normalmente collaboriamo sono state coinvolte già nella fase progettuale. Nella fase realizzativa allargheremo sicuramente il coinvolgimento ad altri soggetti che già operano nell’ambito dell’associazionismo familiare».

In un comunicato l’Age ha scritto che in merito all’attività di questo sportello è riduttivo parlare solo di gender, chiarendo che il servizio sarà impegnato nel contrasto di qualsiasi forma di bullismo presente nelle scuole.

«Come ha ricordato l’assessore Cappellini in un recente comunicato ripreso da molte testate giornalistiche, lo scopo dello sportello sarà anche quello di “fronteggiare eventuali casi di forme di disagio nel percorso educativo degli alunni”. Sappiamo bene che tali forme di disagio si generano e si manifestano anche negli ambienti scolastici, riverberandosi di conseguenza nell’ambito familiare. Vorremmo aiutare le famiglie a leggere questi fenomeni e a esercitare pienamente il loro preminente ruolo educativo, anche nei confronti delle istituzioni scolastiche, chiamate a rispettare le scelte educative delle famiglie stesse».

Il Miur non ha ancora reso note le linee guida sull’applicazione del comma 16 della “Buona scuola”, ma da una bozza circolata ai primi di luglio emerge un orientamento pro gender. Quali sono le vostre preoccupazioni al riguardo?

«La partecipazione dei genitori negli organi scolastici è fondamentale per un sereno percorso formativo dei nostri figli. Le tensioni nate intorno ai probabili contenuti di queste linee guida fanno emergere l’esigenza di rinsaldare e rilanciare un nuovo Patto di corresponsabilità educativa che solleciti i genitori e gli organi scolastici a parlarsi e capirsi, per evitare sconsiderate fratture dettate dalla scarsa conoscenza o, peggio, da disinformazione. Non vogliamo immaginare che le scuole prevarichino le scelte educative delle famiglie».

Tra le richieste minime fatte al Miur dall’Age e da altre associazioni familiari, c’è quella di rendere effettivo il consenso informato dei genitori e di prevedere attività alternative.

«È questo il punto. Se affermiamo che la responsabilità educativa sta in primis in capo alla famiglia, come ricorda anche la nostra Costituzione, ne discende che se alcuni progetti della scuola contrastano con la scala di valori che ogni famiglia legittimamente custodisce e intende trasferire ai propri figli, occorre trovare le forme per rendere concreto il Patto di cui parlavamo prima. È necessario quindi che tali progetti siano conosciuti e abbiano il deliberato consenso delle famiglie. Un po’, mi permetta l’esemplificazione, come avviene con l’insegnamento della religione cattolica: alle famiglie non interessate viene offerto l’esonero per i propri figli o attività alternative. Ovviamente, per valutare l’azione più adeguata, occorrerà poi distinguere se tali progetti fanno parte dell’attività curriculare o extracurriculare della scuola interessata».