Bagnasco: Genitori primi educatori dei figli, anche a scuola

Nella prolusione al Consiglio permanente della Cei il cardinale ricorda il diritto-dovere dei genitori conoscere e dare il consenso al Pof e alle attività extracurriculari. Urgente la missione educativa della famiglia nella società di fronte a pressioni culturali che utilizzano sofisticate tecniche di persuasione di massa e all’invadenza legislativa dell’Unione europea in campi che non le competono

L’educazione delle giovani generazioni deve nascere in famiglia ed essere in ogni modo custodita e vigilata dai genitori nelle istituzioni e in particolare nella scuole”. Torna sulla primaria responsabilità educativa dei genitori a scuola la prolusione con cui il cardinale Angelo Bagnasco ha aperto, ieri (30 settembre) i lavori del Consiglio permanente della Conferenza episcopale italiana (Cei), di cui è presidente, che si svolge eccezionalmente a Firenze dove tra poco più di un mese prenderà il via il V Convegno Ecclesiale Nazionale.

“Come prevede il Ministero – ricorda Bagnasco citando passaggi della nota ministeriale del 6 luglio scorso – ‘le famiglie hanno il diritto, ma anche il dovere, di conoscere prima dell’iscrizione dei propri figli a scuola i contenuti del Piano dell’offerta formativa (Pof)’. Quindi le scuole sono chiamate ad ‘assumere le iniziative utili per assicurare da parte delle famiglie una conoscenza effettiva e dettagliata del Pof’; la stessa ‘partecipazione a tutte le attività extracurriculari, anch’esse inserite nel Pof, prevede la richiesta del consenso dei genitori per gli studenti’”.

Il presidente della Cei ribadisce il diritto-dovere dei genitori all’educazione dei figli, costituzionalmente riconosciuto, sottolineandone l’urgenza di fronte alla neolingua che sottopone “le parole più sacre della vita e della storia umana, come persona e libertà, amore e famiglia, vita e morte, sessualità e generazione”, a “forti pressioni culturali”. “Da decenni”. “Cultura degli eufemenismi”, la definisce il cardinale spiegando che “consiste nel chiamare le cose peggiori con nomi meno brutali e respingenti per la sensibilità generale”. “Così che ciò che fino a ieri era impensabile oggi diventa plausibile e addirittura oggetto di legislazione – illustra Bagnasco -. In diversi Paesi europei, perfino certe aberrazioni come la pedofilia, l’incesto, l’infanticidio, il suicidio assistito sono motivo di discussioni e di interrogativi non astratti”. “È risaputo che tutto ciò non è casuale – chiosa Bagnasco -:attraverso alcune tecniche di persuasione delle masse (…) si riesce a far accettare l’introduzione e la successiva legalizzazione di qualsiasi idea o fatto sociale, fosse anche la pratica che, al momento, l’opinione pubblica ritiene maggiormente inaccettabile”. Uno di questi passaggi è, appunto, la “cultura degli eufemismi”. E Bagnasco cita anche una delle più note tecniche di persuasione di massa, la “finestra di Overton”, “una finestra mentale che – spiega – si allarga sempre di più attraverso sei fasi precise”. Ideato da Joseh P. Overton, questo schema di comunicazione-persuasione è uno spazio concettuale graduato all’interno del quale si individuano 6 fasi, in cui si può descrivere lo spostamento dell’atteggiamento dell’opinione pubblica rispetto a una certa idea. Capito in quale finestra si trova attualmente un’idea, ad esempio la legalizzazione delle droghe leggere, la si fa progressivamente slittare verso quella successiva, in una serie di passi, riuscendo a influenzare effettivamente l’opinione pubblica con esempi, testimonial, narrazione di episodi specifici, propaganda mirata, capacità di persuasione, ecc. Le idee così passano queste 6 fasi: impensabili, cioè inaccettabili e vietati; radicali, ossia vietate ma con eccezioni; accettabili; sensate, cioè razionalmente difendibili; diffuse, ossia socialmente accettabili; infine, legalizzate, ossia introdotte a pieno titolo.

Di qui, il richiamo del cardinale Bagnasco all’educazione dei giovani che deve nascere in famiglia ed essere vigilata dai genitori nelle istituzioni, in particolare a scuola.

La prolusione si sofferma, inoltre, sulle “pressioni europee” “sempre più pesanti e insistenti” in materie che non competono all’Unione europea, “il diritto di famiglia e, più ampiamente, i valori morali e spirituali che hanno formato la coscienza e la storia delle singole nazioni”. Una visione consumistica dell’uomo dove “tra i luoghi deteriorati dall’individualismo, laddove sono custodite le fondamenta dell’umanità, c’è la famiglia, ancor prima che il sociale e il politico”. “Rispetto a tali problemi – osserva Bagnasco -, a volte si sente parlare di ‘irrilevanza’ dei cattolici nella società: la vera questione non è però essere rilevanti per il mondo, ma il rimanere fedeli a Cristo. L’esempio di tanti martiri del nostro tempo ce ne dà ampia testimonianza”.

La responsabilità educativa della famiglia diviene, allora, missione educativa nella società per il bene comune. Violenze, corruzione, malaffare, intolleranza, mafie, caporalato, gioco d’azzardo, traffico di droghe e tutti i “fatti tristi di cronaca” che ogni giorno invadono le nostre case, spiega Bagnasco, non solo “non deve farci dimenticare il popolo degli onesti”, maggioritario, senza il quale “nessuna legge o programmazione potrebbe avere risultati”, ma dovrebbe anche “provocare tutto il Paese ad un serio esame di coscienza a partire da una verità molto semplice: si raccoglie ciò che si semina”. Infatti, “le buone leggi sono necessarie e doverose, devono mirare al bene comune, non all’interesse di pochi; ma non bastano senza un’intensa, costante, vera opera educativa”. “Se si semina l’idea che – insiste il presidente della Cei – esistono solo diritti ma non anche doveri; se si afferma che ogni desiderio individuale deve essere riconosciuto da tutti e diventare legge; se chi è più forte e ha più voce vince sugli altri; se la fatica e il sacrificio, la fedeltà e il quotidiano vengono di fatto negati e sbeffeggiati come negazione dell’affermazione di sé e della propria felicità, allora si sta seminando vento: si raccoglierà tempesta”.

Educare integralmente significa – spiega Bagnasco – non solo puntare al meglio, spirituale e morale, sociale e lavorativo, ma anche riconoscere che il limite, la misura, la prova, l’impossibilità, l’insuccesso e la sofferenza, fanno parte della vita. E che accettarli non significa cedere a un atteggiamento rinunciatario, ma partire col piede giusto”.

Ritorna, allora, la bellezza e preziosità della famiglia, “il più efficace modello di società, dove si scopre che gli altri sono la condizione affinché si possa vivere liberi e felici”. “Ogni sfida, dunque, in ultima analisi arriva a questo snodo, quello educativo”, conclude il cardinale.

I vescovi italiani, chiosa Bagnasco, sanno che nell’educazione “sono in causa i primi e insostituibili maestri dei figli, i genitori e le famiglie, a cui la Chiesa, esperta in umanità, continuerà ad affiancarsi con il suo patrimonio di sapienza educativa”. “Lo stesso riteniamo che sarà per la scuola italiana, grazie soprattutto a docenti competenti e dediti, ai quali rinnoviamo la nostra stima e incoraggiamento con l’auspicio che la loro missione sia sempre meglio riconosciuta da tutti”.

Emanuela Micucci